Il Gabon è una nazione dell’Africa centrale spesso trascurata nelle discussioni globali, ma occupa un posto unico sia nella storia naturale che nelle lotte postcoloniali. Mentre molte nazioni dominano i titoli dei giornali, il Gabon rimane in gran parte sconosciuto al di fuori dei circoli geografici e scientifici, nonostante vanti una notevole biodiversità e un passato sorprendentemente complesso. Questo articolo esplora le origini della nazione, le sue caratteristiche uniche e le sfide che hanno plasmato la sua era moderna.
Una terra di estremi
Situato direttamente sull’equatore, il Gabon è caratterizzato da temperature, umidità e precipitazioni costantemente elevate, creando le condizioni ideali per vaste foreste pluviali che coprono circa l’89% della sua superficie. Con 257.670 km², è leggermente più piccola della Nuova Zelanda ma più grande del Regno Unito. La geografia è varia e spazia dalle pianure costiere e dalle paludi di mangrovie agli altipiani interni e all’esteso bacino del fiume Ogooué, uno dei più grandi dell’Africa, vitale sia per la biodiversità che per l’energia idroelettrica.
Questo ambiente supporta una straordinaria gamma di specie. Il Gabon ospita circa 10.000 specie di piante, 604 specie di uccelli, 160 specie di rettili, 98 specie di anfibi e 198 specie di mammiferi, tra cui oltre la metà degli elefanti delle foreste africane del mondo. Le sue foreste sono così fitte da fungere da roccaforte fondamentale per la fauna selvatica in via di estinzione.
Un’antica anomalia
Al di là della sua biodiversità, il Gabon si distingue per la sua storia geologica. È l’unico posto sulla Terra in cui si è verificata una reazione nucleare a catena naturale, risalente a 1,7 miliardi di anni fa, nella miniera di Oklo. I depositi di uranio presenti in natura hanno raggiunto la massa critica in passato, rendendo il Gabon un sito senza precedenti nella ricerca nucleare.
Il nome “Gabon” deriva dalla parola portoghese “gabao”, che significa “mantello con cappuccio”. Gli esploratori portoghesi coniarono il termine nel 1470 dopo aver osservato l’estuario del fiume Komo, che somigliava a un mantello.
Dalle migrazioni bantu al controllo coloniale
La prima presenza umana in Gabon risale a millenni fa. I Bambenga, un gruppo di Pigmei, si stabilirono intorno al 5000 a.C. come cacciatori-raccoglitori. Nel corso dei millenni successivi, i popoli di lingua bantu migrarono dal Sahel, soppiantando i pigmei e stabilendo nuovi insediamenti. Il Regno di Orungu, fondato nel XVIII secolo, divenne famoso come centro di commercio degli schiavi, facilitando il commercio con i broker europei. Sebbene più piccola di altre regioni di commercio di schiavi, l’economia di Orungu prosperava sul commercio di schiavi, avorio, legno tinto, ebano e cera d’api.
Le potenze europee, in particolare la Francia, iniziarono ad affermare la propria influenza nel XIX secolo. Attraverso trattati con i capi locali, la Francia si assicurò il controllo sulle regioni costiere del Gabon e alla fine stabilì un protettorato. I francesi fondarono Libreville nel 1842, stabilendovi gli schiavi liberati da una nave catturata, la L’Elizia, per popolare la città. Franceville seguì nel 1875, un altro insediamento per gli schiavi liberati. Nel 1886, la Francia colonizzò completamente il Gabon, integrandolo nell’Africa equatoriale francese nel 1910. L’amministrazione coloniale, come altre nella regione, fu brutale, con atrocità documentate tra cui esecuzioni e mutilazioni.
Indipendenza e governo autoritario
Il Gabon ottenne l’indipendenza nel 1960, ma la sua transizione fu tutt’altro che agevole. Il primo presidente, Léon M’ba, consolidò il potere attraverso la repressione del dissenso, il controllo dei media e la limitazione delle libertà politiche. Sopravvisse a un tentativo di colpo di stato nel 1964 prima di morire mentre era in carica nel 1967.
Il suo successore, Omar Bongo Ondimba, governò per 42 anni, creando uno stato monopartitico sotto il Parti Démocratique Gabonaise (PDG). Nonostante la crescita economica e i tentativi di riforma politica negli anni ’90, inclusa la creazione di un Senato e libertà limitate, Bongo mantenne un fermo controllo. Accuse di frode elettorale e violenza politica hanno afflitto il suo governo.
Alla morte di Bongo nel 2009, suo figlio, Ali Bongo Ondimba, prese il potere, perpetuando il ciclo di autoritarismo e controversie elettorali. Un colpo di stato militare nel 2023 rovesciò Ali Bongo, dissolvendo le istituzioni statali e ponendo le basi per una nuova era. Le elezioni del 2025 sono state ritenute pacifiche ed eque, segnalando un potenziale spostamento verso la stabilità.
Gabon oggi
Nonostante il suo passato tumultuoso, il Gabon rimane una delle nazioni africane economicamente più stabili. La sua economia è guidata dalla produzione di petrolio, con l’estrazione di manganese, legname e un settore dei servizi in crescita che contribuiscono a un PIL pro capite di quasi 25.000 dollari, il più alto del continente africano.
Il Gabon non ha mai vissuto una guerra civile su vasta scala e la sua performance economica ne fa una storia di relativo successo nell’Africa postcoloniale. Il futuro del Paese dipende dal consolidamento della stabilità politica, dalla diversificazione della sua economia e dalla preservazione della sua straordinaria biodiversità.
