Il nuoto agonistico si distingue dalla maggior parte degli sport. Mentre i miglioramenti incrementali definiscono il progresso in molte discipline, il nuoto ha visto notevoli balzi nelle prestazioni guidati dall’innovazione tecnologica e dalla tecnica raffinata. Dai primi Giochi Olimpici del 1896 ad oggi, questo sport ha subito una profonda trasformazione, con i nuotatori che hanno infranto i record a un ritmo ineguagliato da quasi ogni altra attività atletica.
Il sorprendente declino dei tempi
I numeri raccontano una storia sorprendente. Nel 1924, Johnny Weissmuller – poi famoso come Tarzan – vinse i 100 metri stile libero in 59 secondi. Oggi il record mondiale è di 46,4 secondi, detenuto da Pan Zhanle. Si tratta di un calo di quasi 13 secondi in poco più di un secolo. Per fare un confronto, i 100 metri maschili sono migliorati di meno di un secondo nello stesso periodo. Le donne hanno vissuto una rivoluzione simile: il tempo d’oro olimpico di Ethel Lackie del 1924 di 1 minuto e 12 secondi contrasta nettamente con l’attuale record di Sarah Sjöström di 52,16 secondi, un miglioramento di quasi 20 secondi. Non si tratta solo di una migliore formazione o alimentazione; si tratta di alterare radicalmente la fisica dello sport.
Il ruolo della tecnologia dei costumi da bagno
Il catalizzatore più significativo di questi progressi è stata la tecnologia dei costumi da bagno. Per decenni, i nuotatori hanno gareggiato indossando tute di lana che aggiungevano una notevole resistenza. L’acqua è 700 volte più densa dell’aria, il che significa che anche una minima resistenza può influenzare drasticamente la velocità. Le tute moderne, realizzate con materiali come nylon, poliestere e spandex, riducono al minimo la resistenza e comprimono il corpo, snellendo il nuotatore. Alcune tute incorporano anche fibra di carbonio e rivestimenti protettivi per i satelliti. La vestibilità è così aderente che gli atleti a volte sanguinano indossandoli; le donne spesso necessitano di assistenza per infilarsi questi indumenti ad alte prestazioni.
La svolta arrivò nel 2008-2009 con le tute in poliuretano di Speedo, che coprivano il corpo dal collo alle caviglie, aumentando la galleggiabilità e riducendo la resistenza a un livello senza precedenti. Quest’era ha visto una serie di record: 25 record mondiali alle Olimpiadi del 2008 e 43 ai Campionati del mondo del 2009. L’organo di governo, World Aquatics (ex FINA), ha vietato i materiali non tessili, riconoscendo che la tecnologia aveva creato un vantaggio ingiusto simile al doping.
Oltre le tute: occhiali, cuffie e design della piscina
I miglioramenti non si sono fermati ai costumi da bagno. Gli occhialini, adottati per la prima volta all’inizio del XX secolo, consentono ai nuotatori di vedere sott’acqua, migliorando le virate e la consapevolezza della corsia. Le cuffie da nuoto riducono la resistenza aerodinamica snellendo la testa, spingendo alcuni atleti a radersi la testa per ulteriori guadagni.
Anche il design delle piscine si è evoluto. All’inizio il nuoto olimpico si svolgeva in acque libere, per poi passare alle piscine coperte che spesso erano pericolosamente fredde. Oggi le piscine da competizione devono rispettare standard severi: 50 metri di lunghezza, almeno due metri di profondità, con corsie segnalate e grondaie per ridurre al minimo le turbolenze. Il passaggio da otto a dieci corsie nel 2008 ha fornito spazio cuscinetto, riducendo l’interferenza delle onde. Le piscine più profonde (tipicamente tre metri) riducono ulteriormente la resistenza minimizzando il riflesso dell’acqua sul fondo. I blocchi di partenza, introdotti nel 1936 e perfezionati nel tempo con cunei angolati, forniscono un lancio più efficiente.
La tecnica prende il comando: calci sott’acqua e virate
Anche la tecnica ha giocato un ruolo cruciale. Il calcio subacqueo del delfino, reso popolare alla fine degli anni ’80, consente ai nuotatori di muoversi più velocemente sott’acqua snellendo il corpo e convertendo la potenza centrale in propulsione. World Aquatics ora limita la distanza subacquea a 15 metri, ma la tecnica rimane essenziale. Allo stesso modo, il flip turn, perfezionato negli anni ’30, consente ai nuotatori di mantenere lo slancio e risparmiare energia durante i cambi di direzione. Questa manovra efficiente, che prevede una capriola e una spinta aerodinamica, è diventata una pietra miliare del nuoto agonistico.
Il futuro della velocità
La scienza del nuoto agonistico è una testimonianza dell’ingegno umano. Perfezionando incessantemente l’attrezzatura, la tecnica e l’ambiente, gli atleti hanno ampliato i limiti della velocità in un modo che pochi altri sport possono eguagliare. La ricerca continua, con ricerche continue sulla riduzione della resistenza aerodinamica, sulla biomeccanica e sui metodi di allenamento. Finché persisterà il desiderio umano di tempi più veloci, il nuoto agonistico rimarrà probabilmente un terreno di prova per l’innovazione.
























