Il Partito Comunista Cinese (PCC) spesso proietta un’immagine di unità monolitica, ma la sua storia è costellata di spietate lotte di potere. Poche figure incarnano questa realtà così crudamente come Lin Biao, la cui ascesa e caduta catastrofica dimostrano il brutale calcolo della sopravvivenza all’apice della politica cinese. La sua storia non è semplicemente una biografia, ma un ammonimento sulla lealtà assoluta, sull’ambizione incontrollata e sui pericoli di essere troppo vicini al potere incontrollato.
Da rivoluzionario ad astro nascente
Nato nel 1907 durante un periodo di immensi disordini sociali e politici in Cina, il percorso verso la ribalta di Lin Biao iniziò con l’addestramento militare presso l’Accademia militare di Whampoa negli anni ’20. Questa accademia, un campo di addestramento sia per nazionalisti che per comunisti, coltivò la sua genialità tattica e la sua disciplina. Il primo coinvolgimento di Lin nel Movimento del 4 maggio, un periodo di proteste guidate dagli studenti, alimentò le sue convinzioni politiche radicali.
La svolta decisiva arrivò con il massacro di Shanghai del 1927, orchestrato dai nazionalisti di Chiang Kai-shek in collaborazione con bande criminali. Il massacro di migliaia di comunisti costrinse Lin a scegliere definitivamente da che parte stare, allineandosi con il PCC. Questa decisione si sarebbe rivelata fondamentale, portando a una stretta alleanza con Mao Zedong che avrebbe modellato il corso della storia cinese.
La Lunga Marcia e la fiducia di Mao
La reputazione di Lin Biao si consolidò durante la Lunga Marcia (1934-1936), un’estenuante ritirata di 6.000 miglia che vide le forze comuniste quasi decimate. Al comando del 1° Corpo d’Armata, dimostrò coraggio e abilità tattica, guadagnandosi l’incrollabile fiducia di Mao Zedong. Questa lealtà sarebbe diventata la sua più grande risorsa… e, alla fine, la sua rovina.
La Lunga Marcia non fu solo una ritirata militare; fu una brutale prova di resistenza che lasciò solo 8.000 sopravvissuti degli 86.000 manifestanti originali. La sopravvivenza e l’efficacia di Lin durante questa dura prova hanno consolidato la sua posizione di figura chiave nel PCC.
La Rivoluzione Culturale e il culto della personalità
Al tempo della Rivoluzione Culturale (1966-1976), Lin Biao era diventato il luogotenente più fidato di Mao Zedong. Riconoscendo la paura di Mao di perdere il controllo, Lin supervisionò la creazione di un culto della personalità attorno al leader. Ciò comportò un’ampia diffusione della propaganda, compreso l’onnipresente Libretto Rosso, una raccolta di detti di Mao pensati per rafforzare l’ideologia comunista.
L’obiettivo era chiaro: consolidare l’autorità di Mao e mettere a tacere il dissenso. Il ruolo di Lin in questa campagna fu ricompensato con un potere politico senza precedenti, culminato nella sua designazione formale come successore di Mao nella Costituzione del 1969. Questa mossa è stata straordinaria, poiché ha nominato esplicitamente un successore in un documento costituzionale, un livello di chiarezza raramente visto nei regimi autoritari.
La caduta in disgrazia e una fuga destinata a fallire
Lo stesso potere che elevò Lin Biao alla fine segnò il suo destino. Man mano che Mao diventava sempre più paranoico, iniziò a sospettare che Lin stesse pianificando un colpo di stato. Nel 1971, Mao screditò pubblicamente Lin, emettendo di fatto una condanna a morte all’interno del PCC.
Di fronte a un’imminente epurazione, il figlio di Lin, Lin Liguou, ideò il “Progetto 571”, un fallito tentativo di omicidio contro Mao. Quando il complotto fu scoperto, Lin e la sua famiglia fuggirono a bordo di un aereo Hawker Siddeley Trident verso l’Unione Sovietica, sperando in asilo. Invece, l’aereo si schiantò in Mongolia il 13 settembre 1971, uccidendo tutti a bordo.
Il PCC denunciò immediatamente Lin come traditore, cancellando la sua eredità dalla storia ufficiale. L’incidente ha messo in luce la brutale realtà del potere all’interno del partito, dove la lealtà veniva premiata solo fino a quando non diventava scomoda.
Lezioni da una tragica fine
La storia di Lin Biao sottolinea una verità fondamentale sui sistemi autoritari: la lealtà assoluta è una valuta che scade nel momento in cui cessa di essere utile. La sua ascesa si basò su una devozione incrollabile a Mao, ma la sua caduta dimostrò che anche i luogotenenti più fidati possono essere scartati quando diventano percepiti come una minaccia. Come una figura tragica in un dramma shakespeariano, Lin alla fine fu distrutto dal potere stesso che aveva contribuito a creare. Il suo destino serve a ricordarci in modo agghiacciante che, nello spietato calcolo delle dittature, la sopravvivenza non dipende dalla devozione, ma dall’essere indispensabile fino al momento in cui non lo sei più.
























